L’arte sovvertitrice della casa

La più eversiva metafora sull’ emancipazione della donna, dalla noiosa, faticosa, vita domestica?

Viene trasmessa dall’ emittente ABC  la prima volta il 17 settembre 1964. La serie televisiva americana si intitola Vita da Strega.

La prima stagione è composta da 36 episodi. Il successo della prima serie è contro ogni aspettativa da parte di produttori ed emittente. La serie, in tutto, otto stagioni, terminerà il 5 marzo 1972.

Perché tutto questo successo? E cosa centra la casa?

Samantha, Endora, Tabata, Gladys, Ticheba, Esmeralda, Clara sono i personaggi della serie. Sono streghe. Sono donne. Siamo nel 1965.

Elizabeth Montgomery

Sono i nuovi angeli, volti ironici e colorati di un focolare domestico ormai mutato, di una casa addomesticata ai loro desideri, alle loro voglie, ai loro bisogni di donne emancipate dalla faticosa vita domestica.

Hanno nomi esotici, musicali, magici e biblici. Trasparenti: Evocano terre d’Oriente e Occidente insieme. Magia e pragmatismo. Nome Omen. Nomi scelti per definire il carattere e la personalità delle protagoniste.

I nomi non sono mai scelti a caso. Almeno nei film. Ogni nome connota l’indole dei personaggi, accorcia le distanze fra noi e loro, offre una chiave di lettura  in anticipo sull’epilogo della parte recitata.

E’ rimasto nell’immaginario di tutti Rosa, il nome del personaggio di Penelope Cruz in Tutto su Mia Madre di Almodovar. A indicare il fiore più bello e quella stessa bellezza interiore della quale  sarà tragicamente, eroicamente vittima.

Samantha (Elizabeth Montgomery) la protagonista di Vita da Strega non è più l’angelo del focolare – carnefice.

Siamo nel 1965. Dal trascinato focolare domestico ottocentesco si è allontanata anni luce, arricciando il naso come fa per avviare una magia. Da angelo Samatha è divenuta strega del nuovo focolare.

Soltanto quarant’anni prima, nel 1925, in Du Skal Aere Dinb Hustru del regista Dreyer, l’angelo del focolare era una donna continuamente vessata dal marito e spossata dalla fatica. Deciderà troppo tardi, debole e malata, di abbandonare la casa coniugale. Il titolo significa: Il padrone di casa. In Italia la traduzione passerà come L’Angelo del focolare. Scelta di censura al limite del paradosso, nel tentativo di annullare il messaggio che il regista intendeva far passare sull’emancipazione della donna.

Quarant’anni dopo Samantha non è più figlia, madre, donna e moglie silenziosa, dedita al proprio uomo e alla casa, tenera e remissiva, vittima di questi ruoli, consapevole e sorridente, esclusivamente casa – marito – famiglia.

Agnes Moorehead

Lei è nata strega. Come sua madre Endora (Agnes Moorehead) la sferzante e ironica co-protagonista che sgretolerà a colpi d’ascia e battute fulminanti i residui del sempiterno mito sull’Angelo del focolare,  i luoghi comuni sulla vita domestica, le casalinghe, la famiglia, i ruoli di generi.

Da questa furia a indice puntato non sarà immune nemmeno la figlia. Sempre ripresa sulla rinuncia dei poteri, la scelta di umanizzarsi per amore, sposando l’umano Darrin, contro il volere di madre.

Da questa scelta Samantha non è granché protetta, i suoi poteri sono dimezzati. Ma è tutto qui: proprio in questa scelta, il nodo centrale attorno al quale ruotano vicende e allegorie della serie: sull’inserimento della protagonista nell’umano, moderno mondo degli anni Sessanta. Dove le magie si realizzano in terra, e da nessun’altra parte. Soprattutto in casa.

Samantha non è l’inossidabile, elevata, siderale Barbarella (Jane Fonda nel film del 1968) che attraversa la galassia, distaccata dal mondo terrestre.

Samantha é calata nel mondo terrestre.

E’ la nuova dea di confine borghese fra L’Olimpo del benessere economico degli anni Sessanta e la mitologia dei diritti reali, conquistati dalle donne con battaglie politiche e sociali che tutti conosciamo.

Samantha non è inumana. E’ calata nel nostro mondo. Vive con noi, nel nostro tempo, nella società del benessere rappresentata da una magia chiamata Boom economico.

Samantha è sovrumana. Perché è moderna. Perché è reale. Una realtà  ben rappresentata dall’emancipazione delle donne americane negli anni Sessanta.

Lei è perennemente in casa. Fallirono, in alcuni episodi,  quei pochi tentativi operati dagli sceneggiatori per allontanarla dal suo ambiente domestico, dall’abituale location, la casa a Santa Monica, al numero 267 della 18th Street, dove fu girata la serie. Ai telespettatori non furono graditi.

Samantha doveva incarnare l’idea emancipata delle casalinghe.

A iniziare dal contesto quotidiano, dalle fatiche di casa. Doveva rimanere in casa e godersi quella magia.

Le sue magie le realizza in casa, per riposarsi dalle fatiche quotidiane, e come tante casalinghe, per risolvere piccoli pasticci: il suo spazio di azione magica è la casa.

Samantha non sarà mai l’esploratrice di magiche galassie ignote. Rare sono, peraltro, le scene che la riconducono alla famiglia di origine, in quel mondo onirico dal quale proviene.

Non viaggia nel futuro. C’è già: nella sua casa.

Samantha attraversa il perimetro di una casa vitale, moderna, accessoriata, colorata, bella, funzionale.

Più o meno come la nostra Alexa, dispone di un’intelligenza  magico-artificiale. Dialoga, interagisce, con altre entità, meno elettroniche e tecnologicamente avanzate, che non hanno ancora un nome, ma una sede fissa sì, c’è già, ed è la casa. E c’è anche una connotazione: Smart.

Imbrigliata nelle sue faccende domestiche, Samantha utilizza i poteri per attivare elettrodomestici, avviare l’aspirapolvere, la lavatrice, aprire il frigorifero, accendere il forno, farsi servire una bevanda da assenze –  presenze, entità magiche, lontane e allo stesso tempo vicine.

“La nostra casa non ha confini impossibili da valicare. Viviamo nella musica, un lampo di colore, viviamo nel vento, nello scintillio di una stella”

Endora evoca quell’energia creativa che attraverserà il mondo della musica, gli arredi, il design, la moda, esaltando quest’ultima indossando meravigliosi abiti, cappe e caftani Pucci.

La pubblicità e il consumismo imperano. Darrin (Dirk York) il marito di Samantha è un pubblicitario. L’emancipazione economica fa modificare obiettivi, aspettative di vita. Cambiano le dinamiche sociali. Cambia l’arte, Andy Wharol si interroga sulla società dei consumi, la comunicazione. Cambiano le persone, ci si libera da vecchi stereotipi. Prioritario diventa l’impegno sociale.

La casa negli anni Sessanta diventerà il sismografo di un profondo cambiamento sociale.

Il mondo quotidiano domestico da opprimente  è diventato un regno magico – elettrico – moderno. Il mondo ideale di Samantha.

In Italia è affollato di designer e architetti che faranno la storia del design industriale nel mondo.  Si introduce la plastica su forme tondeggianti, oggetti e arredi quotidiani.

Sui primi magazine di lifestyle si leggerà ” Tutto è piu facile con Salvarani”, ” Una signora… in cucina “.   Pagine pubblicitarie della Salvarani la più importante azienda italiana che produrrà le nuove cucine modulari componibili, totalmente innovative, unendo la ricerca estetica alla funzionalità.

Sono gli elettrodomestici. Frigoriferi, forni, lavatrici, lavastoviglie.

I veri protagonisti di questa rivoluzione magico – elettrica sono sistemati proprio in cucina, l’ex focolare domestico dannato – angelicato.

Saranno loro a segnalare l’innovazione e il cambiamento nel panorama domestico, il vero sollievo dalle fatiche domestiche di ogni casalinga. Elementi segnaletici per davvero: colorati in tinte luminose, lucide, leziose – preziose. La funzionalità viaggia con l’estetica. Un oggetto non è bello se non è colorato e scintillate. Non cattura attenzione. La funzionalità sarà nobilitata dal colore e nuove forma cocooning, tondeggianti per gli arredi di design più di tendenza.

Non rimarrà immune da questo nuovo itinerario domestico nemmeno il resto della casa, si valorizzano ingressi e corridoi.

L’oggettistica deve essere bella ed emozionare. Stupire con ironia, al limite del kitsch.

Alessi nel 1964, con la collezione Ceselleria Alessi, vincerà il prestigioso premio Mercurio d’Oro per l’Industria e di seguito farà attraversare ogni oggetto del Banale Quotidiano da un’elevata ricerca estetica sulla falsariga dell’ ironia e della sperimentazione di nuovi materiali.

Per gli arredi si scelgono  forme semplici, geometriche, lineari,  dal gusto scandinavo con il suo rigore minimalista.

Dalla moda Ken Scott con la  sua favola di stampe e fiori ridisegna imbottiti, piccoli pezzi di arredi, tessuti e biancheria per la casa, vetri, ceramiche. Uno dei primi stilisti – citato e ricondotto da Alessandro Michele in Gucci – che porterà il suo immaginario floreale moda nel decoro per la casa. Con Marimekko si introdurrà un nuovo concept di interior tessile: il naif, micro stampe geometriche e floreali sulla falsariga di disegnature ingenue e primitive che attraverseranno biancheria e tappezzeria.

La parete da elemento divisorio neutro, diventa una tela da allestire con carte da parati e tessuti coordinati a tendaggi, pavimenti, moquette, mobili. Sono soltanto alcuni segnali sotto gli occhi di tutti.

Samantha e la sua casa elettrico – magica  testimoniano questa metamorfosi dell’ambiente domestico, della vita domestica: la vittoria della donna sul focolare angelicato, dimesso.

Sull ‘Immutabile della casa, della condizione di donna: casalinga –  moglie – madre, sradicandolo dalla vita domestica, da un passato che ha rappresentato il ruolo di un angelo del focolare asfissiato e indebolito dall’esercito dei  doveri ruolizzati.  Delegati esclusivamente al  genere femminile. Svuotandolo della condizione ai doveri e dover essere così: immutabile nel tempo. Dove ogni momento  è uguale all’altro, sempre a se stesso. Dall’ Insostituibile, perché rassicurante.  Dal Fisso rinvio al destino: costante, metodico, invariabile. Apparentemente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Riguardo Mariano

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